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Basket | Dilettanti | DNB

Stamura , una storia lunga (quasi) cento anni - Parte Prima -.

Di Alessandro Elia 27/05/2020


Stamura , una storia lunga (quasi) cento anni - Parte Prima -.

 

 

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Dal 1920 a oggi: giocatori, allenatori e dirigenti che hanno scritto la storia della nostra società.

A cura di Alessandro Elia e tratto da “Pallacanestro Anconetana 1920-1982 e 1982-1986

CHI ERA STAMURA? Stamira, o anche Stamura è stata una patriota italiana. Fu, secondo la leggenda, la donna che salvò Ancona durante l’assedio dell’imperatore Federico di Barbarossa del 1173. Su Wikipedia approfondimenti ed aneddoti interessanti sull’eroina dorica

DALLA STORIA AL BASKET

Non si direbbe, ma Ancona è una città pioniera del basket. Gli atti della F.I.P. dicono che una rappresentativa cestistica della S.E.F.Stamura di Ancona prese parte al primo Campionato Nazionale che si svolse, sotto forma di torneo, a Venezia nel 1920. A quello storico campionato-torneo parteciparono varie squadre: Forza e Costanza Brescia, Ginnastica Fiorentina Libertas, Club Soprtivo e Istituto Tecnico di Firenze, Costanza di Milano, Pro Lissone, Reyer Venezia, e la Stamura.

Il primo titolo di campione italiano
Il primo titolo di campione italiano andò alla Forza e Costanza Brescia. Purtroppo non si conoscono i nomi dei nostri gloriosi antenati, titolari di quella storica edizione della S.E.F.Stamura Ancona 1920. In compenso, attraverso alcuni frammenti di ricordo di qualche anziano sportivo dorico, si è riusciti a capire dove e perché gli “antenati” avevano imparato così bene, in anticipo sui tempi, la Pallacanestro, sport allora semisconosciuto. Lo “sport del canestro” fu importato ad Ancona direttamente dalla Cina, la dove tanti soldati italiani, in quel territorio perchè affidato a forze militari occidentali, praticavano vari sport nel loro tempo libero attingendo direttamente all’arte cestistica dei maestri americani. Tra questi naturalmente tanti anconetani che facevano parte del Battaglione San Marco e quando tornavano ad Ancona propagandavano la nuova disciplina appena appresa. Ecco la ragione della presenza della Stamura a Venezia nell’elite della pallacanestro nel 1920.  Questa esplosione graduale venne poi raffreddata dai tempi duri che non lasciavano troppo tempo allo sport. Il risveglio, lento e graduale, della pallacanestro anconetana cominciò intorno al 1930. Comparvero i primi canestri nella palestre di ginnastica, professori di educazione fisica cominciarono a permettere qualche quarto d’ora ricreativo di gioco con la palla a due canestri. La Federazione aveva già da tempo distribuito il regolamento tecnico della pallacanestro ma le prime partite furono caratterizzate dalla presenza pittoresca e simultanea di numerosi e diversi sport come il rugby, lotta libera e pallamano. I professori Fraticelli e Campilongo tentavano di dare qualche consiglio tecnico ma non erano molto ascoltati data la foga delle competizioni. Si dovette attendere il casuale arrivo da Roma del giovane e cestisticamente esperto Augusto Cola per vedere finalmente una pallacanestro piuttosto razionale e ordinata. L’appassionato cestista romano effettuò una prolifica opera di proselitismo dando inizio al periodo post-cinese. I primi cestisti dorici, secondo la moda del tempo che voleva uno sportivo impegnato contemporaneamente in sport diversi, erano noti campioni e troviamo sotto i canestri, oltre a Cola, i due tennisti Franco Panzini e Edgardo Casaccia, un campione di sci, Pasqua, e altri giovani dell’atletica leggera quali Mersich, Maggiolini e Girotti. Giorno dopo giorno il gioco divenne sempre più tecnico e razionale. Nel 1934-35 l’Italia visse una vera e propria esplosione sportiva. Anche la pallacanestro dilagò a tal punto che ad Ancona sorsero tante squadre quanti erano i quartieri rionali. E fu proprio con i migliori elementi delle rappresentative di quartiere che Raul Ciummei, in collaborazione con il gruppo Cola-Panzini, insieme con Venturi, detto “Cicina”, costituì la prima squadra dorica, atleticamente, fisicamente e agonisticamente competitiva: la G.I.L Ancona. Il regolamento era scrupolosamente osservato, si attaccava e difendeva con ordine: la velocità e l’improvvisazione regnavano sovrane ma ogni giocatore aveva una propria funzione e la rispettava. Lo spettacolo era piacevole, c’era armonia nei movimenti: era nata la pallacanestro. Nel 1936 un gruppo di giovani, attratto dalla bellezza del nuovo gioco (e dall’avvenenza di qualche giovane giocatrice) allenato da Alberto Mineo, abbandonò quasi del tutto la propria attività per dedicarsi alla nuova e suggestiva disciplina sportiva. Da quel gruppo scaturì una fortissima compagine che colse la prima notevole affermazione della pallacanestro anconetana a livello nazionale, pervenendo alla finale di un importante torneo che aveva impegnato alcune delle più agguerrite squadre italiane dell’epoca. All’inizio degli anni ’40 la massima espressione della pallacanestro dorica partecipò alla prestigiosa Coppa Bruno Mussolini, un grande torneo nazionale. Gli anconetani avevano raggiunto un buon livello tecnico e superarono le fasi introduttive ed eliminatorie ritrovandosi a disputare la semifinale. La squadra avversaria era la S.S.Parioli, una delle migliori squadre di allora, capitanata da Vittorio Gassman (allora nazionale juniores). Fu vittoria per Ancona (con uno scarto di 7 punti) grazie alla maggiore velocità e una grande aggressività. In finale (disputata al coperto viste le avverse condizioni climatiche) l’avversario fu l’Aviazione Militare, formazione composta da giocatori di A e B riuniti per l’occasione. Gli aviatori erano molto forti e vinsero seppur di misura contro i dorici giudicati la grande sorpresa dell’intera manifestazione. L’affermazione galvanizzò i ragazzi anconetani ma le nubi della guerra addensavano il cielo e quando arrivò in molti dovettero arruolarsi
DOPO LA GUERRA
Dopo la guerra, la pallacanestro anconetana non ebbe più pause d’arresto e la continuità fu data dalla S.E.F Stamura. Intorno ai colori biancoverdi si erano radunati alcuni tra i più autentici ed entusiasti sportivi dorici, tra i quali Sandro Pietrucci, Nello Cipollini, il prof. Patrignani, Mario Grassia, Attilio Giangiacomi, Cagnoni, Fortunati, Mario Mentrasti, Archibugi, Venturini, Zingaretti, Romagnoli, Buccolini, Cesaroni, Talevi, Andreucci, Giansanti, Toscani e tanti altri. Venne ricostruita la Sezione Pallacanestro, ferma ormai dal lontano 1920, ed a curarne l’organizzazione fu chiamato Leonardo Gallucci. L’attività agonistica della Stamura ebbe il suo battesimo nel 1944 con alcune partite contro le rappresentative da guerra americane che sostavano al porto. Partite che di amichevole avevano solo il nome dato il troppo acceso agonismo espresso in campo. Da tali scontri tuttavia i dorici trassero grandi vantaggi tecnici tanto che alla loro prima uscita in un torneo di Roseto si classificarono secondi dietro a Napoli. Quella fu una squadra di giovanissimi guidata dal capitan Berardinelli e composta da Belligoni, Marchetti, Recanatini, Gioacchini, Pietroni, De Angelis, Tagliarini, Gentili, Gozzi, Masi, Gallucci, Traversa, Cecchi, Tremolini, Sandro Belardinelli, Melappioni, Romani e Censi, giocatore quest’ultimo che è da annoverarsi tra i migliori cestisti dorici di ogni tempo. Nel 1945, la F.I.P. organizzò a Roma un grande torneo di selezione, la Stamura (composta da Bianchini, Censi, Romani, Fugalli, Paolassini, Belardinelli e Belligoni) vinse tre incontri su quattro e fu collocata in serie B. Dal 1946 al 1949 per la Stamura si sviluppò un periodo pittoresco e poco scorrevole. Ogni tanto arrivava qualcuno che si improvvisava “tecnico” e riusciva solo a confondere le idee. Ma una bella sera di inizio 1948, quasi sul finire di uno dei soliti durissimi allenamenti, comparve sul campo di via Maratta, un nero enorme, alto più di due metri. Si chiamava Elliot Van Zandt ed era stato mandato dalla F.I.P. nelle Marche a scopo didattico. Era un capitano di fanteria dell’Athletic Department dell’esercito statunitense. Originario dell’Arkansas, si era diplomato in educazione fisica a Chicago. Van Zandt fu poi commissario tecnico della nazionale italiana maschile dal 1948 al 1952. Il presidente della Federazione di allora, Aldo Mairano, lo contattò perché portasse i giocatori italiani ad un livello di gioco più elevato. Valerio Bianchini anni dopo lo definerà “il primo vero coach approdato in Italia”. Il clinic di Van Zandt ad Ancona durò tre memorabili giorni che produssero l’effetto di un tornado.Quando se ne andò la Stamura perse tre partite di seguito ma i benefici della cura erano dietro l’angolo e non tardarono a farsi vivi. Gli allenamenti divennero più ordinati e razionali con ampi spazi ai fondamentali, ai tiri dalla media e lunga distanza, all’abbozzo dei primi tentativi di schemi difensivi e offensivi. Nel giro di un paio di mesi la squadra aveva fatto propri i neologismi del basket: velo, blocco, terzo tempo, rebound, mezza ruota, pivot, pressing, raddoppio marcature, flottaggio e tante altre espressioni. Si stava cambiando pelle ma le caratteristiche basilari del tradizionale gioco anconetano non avevano subito modifiche sostanziali. La velocità, il ritmo, il contropiede e l’estro erano ancora le armi preferite e vincenti dai biancoverdi.

Nel campionato del 1940-50 la squadra stamurina era tecnicamente migliorata, e dopo un campionato da protagonisti, realizzarono un sogno: la serie A, girone unico. I componenti di quella gloriosa squadra furono: Bianchini, Melappioni, Censi, Patrizi, Romani, Fugalli, Tremolini, Giaccaglia, Giampieri, Anselmi, Masi, Belardinelli, Mancini, Palazzi. L’accompagnatore era il fedele “Mago” Attilio Giangiacomi.

L’anno dopo la Stamura ebbe l’onore di disputare il massimo campionato nazionale. La squadra era composta da: Bianchini, Censi, Urbani, Tremolini, Fugalli, Romani, Giaccaglia, Giampieri, Masi, Anselmi, Mancini, A.Belardinelli, Palazzi e l’allenatore Patrizi. Erano tutti anconetani meno il bravissimo Valerio Urbani arrivato in prestito da Porto S.Giorgio. La stagione però iniziò male con Patrizi e Melappioni costretti a dare forfait per motivi personali e la società non aveva i mezzi per sostituirli. Inoltre era indispensabile avere un allenatore visto che i tempi del “capitano-tuttofare” erano finiti. L’incarico fu generosamente assunto da Patrizi pur essendo consapevole delle difficoltà. Ci furono problemi di spogliatoio con la squadra spaccata in due. Inoltre il tasso tecnico della serie A era davvero alto con giocatori molto forti (Sandro Gamba, Vittorio Tracuzzi, Aldo Giodani, Giancarlo Primo, Cesare Rubini e tanti altri campioni). Il campionato iniziò con una serie di larghe sconfitte. Poi la Stamura cominciò a riprendere fiato ritrovando il gusto di giocare. La squadra venne fuori con la grinta e velocità. Arrivarono le vittorie contro la Virtus Bologna, la Ginnastica Roma (di Primo e Giordani), il Varese e il Viareggio. Ci furono però anche altre sconfitte (alcune di misura) che decretarono la retrocessione e il ritorno in serie B con molta dignità. Da segnalare la foltissima cornice di pubblico che assisteva alle partite dei biancoverdi. Fedele, corretto, generoso anche quando le cose non andavano per il verso giusto. Caldo o freddo, pioggia o vento, ai giocatori stamurini non mancava mai l’affetto dei tifosi.
RETOCESSA IN SERIE B
Retrocessa in serie B la Stamura affronta l’anno agonistico 1951/52 decisa a risalire la corrente. Patrizi si concede un anno di pausa e lo dedica alla squadra femminile, Romani allora il suo posto in panchina. Si erano ritirati Fugalli, Giampieri, Urbani e Bianchini, capitano di tante battaglie. Entravano così in squadra Papini, Moroni, Roscioni e Tagliarini tutti giovanissimi e tutti dotati di un buon talento, soprattutto Tagliarini che aveva giocato già in prima squadra e che, per lungo tempo sarà una delle colonne della Stamura. Si curano i fondamentali, si applicano schemi semplici e la squadra sfiora il ritorno in serie A e si piazza al secondo posto nel proprio girone.

Nell’anno successivo (52/53) c’è il ritorno di Gigi Patrizi al timone di una squadra nella quale entrano altri giovani. Escono il valido Romani, i bravi Anselmi e Masi e l’estroso Tremolini in una formazione composta da Barbieri, A.Belardinelli, Censi, Cerquetti, Giaccaglia, Mancini, Papini, Pastorini, Pierani, Roscioni e Tagliarini. In un girone piuttosto difficile arriva un buon terzo posto.

La stagione 53/54 è un anno splendido ma sfortunato (formazione base: Barbieri, A.Belardinelli, Censi, Giaccaglia, Mabiglia, Mancini, Papini, Rinaldi, Roscioni, Tagliarini, Zani, allenatore Patrizi). La squadra gira perfettamente e vince il proprio girone, si ritrova agli spareggi a pari punti con la Stella Azzurra Roma, Cantù e Viareggio, perde due partite esterne per un solo canestro di scarto e manca per un soffio la promozione in A.

Al contrario di quello precedente, il campionato 54/55 è una stagione infausta con la Stamura che retrocede infatti in serie C. Comincia discretamente, poi perde smalto e lucidità, si innervosisce e non si riprende più. Si ritirano Giuliano Giaccaglia, Roscioni e Sandro Belardinelli che diventerà poi un ottimo allenatore. Dei “vecchi” rimane solo Roberto Mancini, in seguito anche lui ottimo allenatore e appassionato organizzatore (formazione: A.Belardinelli, Censi, Giaccaglia, Giardi, Giorni, Mabiglia, Mancini, Roscioni, Tagliarini, Zani).

Il riscatto arriva subito. Bella squadra quella del 55/56 (Cameli, Cerquetti, Farina, Giardi, Giorgi, Mabiglia, Mancini, Spinucci, Tagliarini, Zani), Mancini centra il migliore anno agonistico della sua carriera di giocatore e trascina la Stamura verso la promozione in serie B avvalendosi dello stato di grazia di tutti i suoi compagni, soprattutto di Tagliarini e Spinucci. Alla fine Patrizi chiude la carriera lasciando una traccia indelebile nella storia della Stamura e della pallacanestro anconetana. Intanto all’orizzonte ci sono alcuni giovani che si stanno mettendo in mostra (Lucioni, Mainardi, Silvestrelli, Moroni e Freddari)

Con il torneo 56/57 (Agordati, Giardi, Cesaroni, Farina, Giorgi, Mabiglia, Mancini, Spinucci, Tagliarini e Zani, allenatore A.Belardinelli) ha inizio però un periodo di crisi tecnica che durerà grosso modo fino al 1961. Crisi anche societaria per mancanza di fondi, la situazione diventa sempre più precaria arrivando al punto di iscrivere la squadra al campionato alla mezzanotte dell’ultimo giorno utile, e cominciare gli allenamenti la settimana antecedente all’inizio del campionato.

La serie B si fa sempre più dura e difficile. I dorici (Agordati, Censi, Farina, Freddari, Giardi, Giorgi, Lucioni, Mancini, Mainardi, L.Morico, Polinori, Rossi, Spinucci, Tagliarini, allenatore Belardinelli) nel 57/58 con grande grinta tengono alto il buon nome della Stamura. I giovani giocano bene, si mette in evidenza un generoso e grintoso Lucioni, Censi al termine del campionato si ritira per ragioni professionali.

Anche nel 58/59 la Stamura (Agordati, Freddari, Giardi, Giorgi, Lucioni, Mabiglia, Mainardi, Mancini, Morico, Moroni, Rosi, Silvestrelli, Tagliarini, allenatore Belardinelli) riesce a mantenere la categoria in un girone difficilissimo. Così come nel 59/60 quando resiste ancora (Agordati, Freddari, Giorgi, Lucioni, Mabiglia, Mainardi A., Mainardi G., Morico, Moroni, Silvestrelli, Tagliarini, allenatore Belardinelli). Mancini smette di giocare, si accinge a intraprendere la carriera di allenatore e saprà fornire i più grandi talenti del basket dorico.

Nell’anno 60/61 il peggio sembra passato. La collaborazione tecnica Belardinelli-Mancini sta per dare i suoi frutti, all’orizzonte si intravedono i talenti di Borghi, Fattori e Cesaroni. Tagliarini e compagni riescono a far superare alla squadra un periodo particolarmente difficile e per loro merito avrà inizio una fase di alto livello

 

FINE PRIMA PARTE

 

Area Comunicazione e Stampa

Luciana Mosconi Ancona

Alessandro Elia



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