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29/05/2026
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Andrea Roberta Ranieri si racconta.
Andrea Roberta Ranieri: classe 2001, giocatrice della Putinati Hurly Burly nel ruolo di palleggiatrice e capitano.
Un esempio a tutto tondo, fuoriclasse indiscusso e autentico punto di riferimento.
"La mia passione per la pallavolo è iniziata intorno ai 10/11 anni, dopo aver provato diversi sport ma una volta entrata in palestra e iniziato a prendere confidenza con il pallone, non mi sono più fermata. Questo non è solo uno sport, ma diventa la tua vita, il tuo mondo ed il tuo modo di essere, ovviamente regala tante gioie ma dietro ci sono tanti sacrifici sia da parte delle famiglie quando si è piccoli sia poi personali quando si cresce, soprattutto se si gioca ad alti livelli bisogna fare delle scelte. Ho giocato per 10 anni all’incirca in Calabria nella mia terra d’origine in praticamente quasi tutte le categorie dagli under fino alla promozione in B; poi mi sono trasferita qui a Ferrara per gli studi universitari e ho fatto un anno in serie C in Veneto dove mi sono infortunata al ginocchio e dopo l’intervento sono rimasta ferma tre anni prima di ricominciare la scorsa stagione con l’amatoriale misto in cui mi sono trovata benissimo anche se non ho giocato nel mio ruolo abituale. Sono stati due anni magnifici sia dentro che fuori dal campo, in cui ho conosciuto persone stupende, anche delle squadre “avversarie”.
In campo penso di essere una giocatrice abbastanza tranquilla e che riesce a mettere ordine soprattutto nei momenti in cui magari non tutto va bene e sa motivare quando serve, ma come dico sempre si vince e si perde da squadra, non è mai il singolo a vincere le partite ed è anche questo che mi piace della pallavolo, sapere che in campo c’è sempre qualcuno a darti una mano. Non so, credo che sia proprio il mio ruolo da palleggiatore ad essere importante nella pallavolo perché è il regista che fa girare il gioco, dal quale passano tutti i palloni e anche per questo deve essere in grado di valutare bene il gioco e capire chi dei suoi giocatori è più in serata per servirlo al meglio. Poi bene o male quasi tutti della mia squadra abbiamo giocato in varie categorie quindi bisognava più che altro giocare insieme per affiatarsi.
La mia squadra è composta dai più disparati soggetti (in senso positivo) anche di età abbastanza diverse ma siamo riusciti a trovare il nostro equilibrio, ognuno con il proprio carattere. Siamo una squadra abbastanza “democratica” direi, in cui si parla e ci si mette d’accordo per organizzarci nel migliore dei modi sia per gli allenamenti e le partite sia per il terzo tempo (la nostra parte preferita).
La stagione è andata più che bene, siamo rimasti imbattuti per tutto l’anno e ne siamo molto fieri. Anche in finale, nonostante sia finita 3-2 per noi, ce la siamo sudata ma l’abbiamo portata a casa da vincitori indiscussi, direi vittoria più che meritata.
Penso che ognuno sceglie il proprio sport, nel mio caso la pallavolo, ma soprattutto per i più giovani è necessario che facciano sport, qualunque esso sia. Io consiglierei la pallavolo per l’ambiente accogliente ed ospitale tipico degli sport di squadra e di tutte le soddisfazioni che può portare. Molte volte quelle due ore di allenamento servono per staccare la mente da tutto il resto della giornata e dedicare del tempo per fare ciò che ci piace. Magari quando sei giovane non te ne rendi neanche conto, ma crescendo capisci che ogni goccia di sudore buttata in campo e su ogni pallone, ne vale la pena.
Per il futuro ancora non so cosa mi aspetta, non faccio previsioni perché adesso potrei dire che è arrivata l’ora di appendere le scarpette al chiodo ma so che a Settembre avrò già cambiato idea.
Non ho un vero motto, ma se dovessi sceglierne uno direi: Impara a mettere tutto ciò che hai in tutto ciò che fai e otterrai ciò per cui lavori."
Enrico Ferranti
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