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Calcio

Il “cobra” ricorda gli anni ad Ancona con la serie A

04/02/2020


Il “cobra” ricorda gli anni ad Ancona con la serie A

 

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“Il cobra non è una biscia, ma un vapore che striscia, con la traccia che lascia..”

In effetti ogni volta che scendeva in campo sapeva essere letale.

Al primo errore degli avversari ecco che arrivava puntuale il morso del “cobra”.

Stiamo parlando dell’ospite di oggi, ossia: Sandro Tovalieri

Uno tra gli attaccanti più prolifici della storia del calcio professionistico e che ha segnato indubbiamente anche la storia del calcio biancorosso.

Un bomber vero, cresciuto a Roma, sponda giallorossa e consacratosi al Bari, passando tra Atalanta, Cagliari, Sampdoria, Perugia e ovviamente l’Ancona. Lo abbiamo incontrato in quel di Roma davanti ad una tazzina di caffè, abbiamo ripercorso insieme quei anni indimenticabili.

Sandro, innanzitutto la ringraziamo per aver accettato il nostro invito. Come prima domanda le chiediamo: Di cosa si occupa attualmente?

“Attualmente mi occupo di una scuola calcio, la Falaschelavinio Anzio, di cui sono responsabile del settore giovanile o il direttore sportivo della prima squadra.”

-In questi tempi moderni, i social sono oramai diventati parte integrante della nostra società. Che rapporto ha con essi? È solito usarli?

“Si, li uso, sono iscritto su Facebook e Instagram ma sinceramente non sono un grande appassionato. Anche perché durante il giorno di solito si lavora tanto e quando la sera torno a casa preferisco rilassarmi, ma comunque leggo i vari post in giro, quello sì, preferisco osservare i social come spettatore esterno piuttosto che esserne protagonista.”

-Come vive oggi il rapporto con i tifosi, sia nel quotidiano che tramite appunto i canali social?

“I rapporti con i tifosi di tutte le squadre con cui ho giocato sono ottimi. Mi ricordano ancora con affetto, mi scrivono ancora in tanti e mi invitano anche allo stadio a seguire le loro partite ed io quando posso vado a trovarli molto volentieri, sono sempre occasioni gioiose per entrambe le parti.”

-Ci può menzionare una squadra, un compagno di gioco, un allenatore e un presidente che più le è rimasto nel cuore?

“Io sono nato e cresciuto a Roma, a 10 anni avevo già la maglietta della Roma addosso, quindi dico: ROMA. Inevitabile. Di compagni ne potrei menzionare diversi ma per citarne uno dico: Bruno Conti, con cui mi ero legato tanto quando giocavo con la Roma, ma il compagno migliore che ho avuto come partner d’attacco è stato sicuramente: Igor Protti, negli anni giocati a Bari. Come allenatore ne vorrei menzionare due che in particolare mi hanno affascinato: Eriksson e Carletto Mazzone. Presidenti: Dino Viola e Franco Sensi, entrambi presidenti della Roma.”

-Quale è stato l’episodio o un gesto folle della sua carriera che vorrebbe menzionare?

“La partita Bari-Cesena dove presi ben 5 giornate di squalifica a causa di una rissa scoppiata in mezzo al campo. Rivedendolo oggi in televisione non lo rifarei ma quando le vivi in prima persona le situazioni spesso la prospettiva cambia, in quel momento persi il senno. Invece un gesto folle, sbagliato ma che alla fine si è anche rivelato bello, è stato quando ero a Perugia e non riuscivo a segnare. Un giorno mi fumai una sigaretta prima della partita e proprio quella giornata feci gol. Da quella volta, prima di ogni partita, una mezz’ora prima mi fumavo la mia sigaretta e come risultato segnai 13 gol e andammo in A. Era diventato un rito scaramantico. Tutti i giocatori hanno i loro riti scaramantici, diciamo che è un po’ una tradizione.”

—A che età ci fu l’esordio in serie A?

“A 20 anni con la Roma. Stagione 1985/86 e la partita era Atalanta-Roma. Fini’ 1-3.

Il primo gol in serie A invece fu contro il Napoli di Maradona nella partita Napoli-Roma e segnammo in quell’occasione sia io che lui. Non trovo aggettivi adatti per descrivere Maradona, era immenso, il migliore!”

-Ha un rimpianto nella sua carriera?

“Secondo me tutti pensano di avere rimpianti, soprattutto una volta smesso di giocare, magari si pensa che si poteva fare di più. Forse sarà anche così ma è anche vero che dobbiamo essere consapevoli di essere riusciti a concretizzare quello che sognavamo da bambini e abbiamo fatto un lavoro che non tutti riescono a fare anche se vorrebbero, perciò dobbiamo in ogni caso ritenerci fortunati. Io mi ritengo soddisfatto, potevo fare qualcosa in più ma forse mi è anche stato tolto qualcosa che credo avrei meritato. Pensavano fossi più un giocatore di serie B e invece quando ho avuto occasione, ho dimostrato di essere adatto anche per la serie A, come è successo in Ancona.”

-Tra tutti i gol segnati, che sono moltissimi, quale è quello più amato, che proprio non potrà mai dimenticare?

“Il primo gol in serie A contro il Napoli di Maradona, al San Paolo, rimarrà un ricordo indelebile che porterò sempre con me. Unico! Poi un altro ricordo molto bello fu un gol segnato nel derby Bari-Foggia, anche quello molto sentito dato che si trattò di un derby e quando segni e vinci in partite come quelle i tifosi esplodono! Sensazioni uniche! Vieni osannato per mesi e mesi, ed è una bella soddisfazione. Poi per ultimi menzionerei i due gol segnati sempre con il Bari all’Olimpico contro la Lazio. Doppia soddisfazione essendo anche romanista. Fu una gioia per i tifosi baresi ma anche per i romanisti.”

-Nella sua carriera ha avuto modo di giocare contro tanti campioni del nostro calcio. Quale di questi stima particolarmente?

“Tra i miei preferiti c’è sicuramente Totti anche se all’epoca era poco più di un ragazzino e stava iniziando in quegli anni la sua carriera, anche se già si vedeva che aveva stoffa. All’epoca io giocavo contro campioni del calibro di Maradona, Zico, Platini’ poi Baresi, Costacurta, Cannavaro ecc. ma tra i tanti avevo una grandissima stima di Del Piero. Grande giocatore ma soprattutto signore in campo. Aveva rispetto per gli altri.”

-Come è nato il soprannome #COBRA?

“Il cobra nasce negli spogliatoi del Bari, in un momento prima di iniziare l’allenamento. Stavamo discutendo circa che nomignolo dare ai vari giocatori. Arrivati al turno degli attaccanti si parlava delle mie caratteristiche e siccome le mie sono da uomo da area di rigore, pensando a un animale che meglio mi rappresentasse, si è pensato al cobra dato che come si sa, è un animale che usa mordere di scatto, ti avvelena e fugge. Difatti io dentro l’area di rigore ero quello che come vedevo l’avversario che sbagliava stavo lì, pronto diciamo a punirlo, a mordere e subito facevo gol. Da lì è sparito il mio cognome e anche nelle maglie compariva il nome Cobra. Tutti mi chiamavano così e quello è diventato il mio secondo nome praticamente, me lo sono anche tatuato.”

-Come è nata invece la tipica esultanza a trenino?

“I’esultanza a trenino viene da Guerrero, giocatore dalla Colombia. Lui aveva questo modo di esultare, che noi non conoscevamo e ci siamo dovuti riservare del tempo per esercitarci a farlo dato che le prime volte non eravamo sincronizzati per niente e veniva fuori tutto scomposto. Divenne poi il simbolo per eccellenza del tifoso barese. Quando noi segnavamo, la parte centrale della curva si svuotava, lasciando questo spazio in mezzo libero per poter fare anche loro il trenino insieme a noi. Mitico!”

-Che ricordo ha invece dell’annata 1991/1992?

“Ancona! Che dire.. andammo in serie A per la prima volta in assoluto. Un evento stratosferico, unico per la città ed io ero tra i protagonisti. Penso che rimarremo per sempre nella memoria di qualsiasi tifoso biancorosso dato che la prima volta non si scorda mai. Come potrei dimenticare quell’anno così speciale? Vedevo la gente piangere dalla commozione! Era bello anche perché fu una promozione del tutto inaspettata. Eravamo la stessa squadra della stagione precedente che si era salvata soltanto nelle ultime giornate quindi si pensava di poter fare un campionato tranquillo, dato che già la serie B per una città come Ancona si pensava potesse andare più che bene. Nessuno avrebbe mai immaginato la serie A. Poi invece giornata dopo giornata, punto dopo punto, il tifo sempre più entusiasta e noi acquistavamo sempre più sicurezza, soprattutto in uno stadio gremito come era il Dorico, che conteneva quindicimila persone ma sembrava ce ne fossero centomila.

Per gli avversari non era facile affrontare un tifo del genere. La curva ricordo era bellissima. Vincemmo perché eravamo diventati proprio forti. Noi eravamo un bel gruppo unito, affiatato, con un buon allenatore e amici anche fuori dal campo, quante tavolate fatte insieme da #Strabacco!”

-Descriva con un aggettivo i suoi ex compagni di quella impresa.

“Micillo = silenzioso.

Nista = esuberate

Bruniera= taciturno

Deogratias= carismatico

Fontana = pazzo

Lorenzini = piacione

Mazzarano = rognoso

Siroti= educatissimo

Sogliano= picchiatore

De Angelis = Il rispettato

Ermini= pilastro

Gadda= l’Ancona

Lupo= chiuso

Pecoraro = disturbatore

Turchi= affettuoso

Vecchiola = simpatico

Bertarelli= prezioso

Caruezzo= burlone

All. Guerini= trascinatore”

-Ci può raccontare un episodio simpatico capitato nella vita di tutti i giorni ad Ancona con i suoi compagni?

“L’episodio che merita di essere menzionato è sicuramente quello avvenuto da Strabacco, a cena dopo il derby Ascoli-Ancona, che io pareggiai. Segnai l’1-1 ad Ascoli al novantesimo e mentre stavamo cenando abbiamo ben pensato di chiamare il club e i tifosi ascolani per prenderli in giro. Un bello scherzetto si, lo ammetto.”

-Andando oramai verso la conclusione, arriviamo al fatidico momento di appendere le scarpette al chiodo. Come ha affrontato quel momento così critico per molti?

“Inizialmente non è semplice per nessuno, dato che ti stacchi da un mondo che ti piace e ti ha dato tanto. Però devi avere la forza per uscirne fuori altrimenti subentra la depressione. Invece la vita prosegue. Si’, smetti di giocare ma puoi avere altre soddisfazioni anche rimanendo all’interno del mondo del calcio, ad esempio come allenatore oppure opinionista. Hai comunque la famiglia da portare avanti. Ricorderai sempre con piacere la tua vita passata ma da ora in poi devi imparare ad apprezzare quelle cose che forse da giocatore potevi goderti di meno, molti per fortuna ci sono riusciti.”

-E per concludere: ricorda quel famoso ritornello, colonna sonora dell’anno 1992?

“Tarari’, tarara’, e l’Ancona è in serie A. Tarari’, tarara’, per la gioia degli ultrà.

Tarari’, tarara’, e l’Ancona è in serie A, tarari’, tarara’, tutti quanti a festeggiar.”

 

Ringraziamo Sandro Tovalieri per la sua disponibilità e per aver ripercorso insieme anni e ricordi indimenticabili e a tratti persino commoventi. Per concludere, un ultima “chicca” dedicata a tutti i tifosi e ai lettori.

 

🖊 Valentina Triccoli
📷📹 Demis Morici
tratto da Il mio calcio



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