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Mancini, un marchigiano al comando dell'Italia

26/03/2021

Mancini, un marchigiano al comando dell'Italia

 

 

Sono ormai quasi quarant'anni che Roberto Mancini, nativo di Jesi, vive da protagonista nell'ambito del calcio italiano. Il marchigiano classe 1964, attuale direttore tecnico della nazionale tricolore, è cresciuto da bambino nella timida ma produttiva provincia anconetana, dove oggi fa furore la squadra di basket Aurora Jesi, una delle realtà sportive più dinamiche del luogo. La sua passione è sempre stata per la palla rotonda, con la quale si divertiva per le strade del suo paesino sognando di diventare un calciatore. Da lì in poi il suo percorso è stato eccezionale, partendo dal Bologna, squadra che puntò su di lui quando era ancora una ragazzino ingaggiandolo nella sua sezione giovanile all'età di 13 anni. Da quel momento in poi il Mancio, come lo avrebbero chiamato tutti, avrebbe iniziato a sorprendere per la sua classe e per la sua abilità palla al piede, diventando così molto presto un fantasista ideale per il calcio che si sviluppava negli anni '80 in Serie A.

Convocato dall'Italia under 21 da Azeglio Vicini nel 1982, ci avrebbe giocato per due anni fino a quando non arrivò la chiamata della nazionale maggiore, con la quale avrebbe disputato l'europeo del 1988. La squadra che adesso lui allena, e che è tra le candidate a poter realizzare un bel percorso al prossimo europeo secondo le scommesse sul calcio più aggiornate, gli sarebbe rimasta nel cuore nonostante in futuro non avrebbe potuto mai partecipare a un mondiale con la maglia azzurra. Il suo salto di qualità, tuttavia, arrivò dopo essere passato alla Sampdoria, squadra con un grande progetto con la presidenza Mantovani che aveva messo gli occhi addosso al talento jesino e lo acquistò nell'estate del 1982, ossia quando l'Italia di Paolo Rossi vinceva il mondiale di Spagna sorprendendo tutti.

Con la maglia numero 10 della Sampdoria Mancini diventò davvero un trequartista di primo livello, sciorinando gran calcio ogni domenica e facendosi subito strada ai piani alti della classifica. Abilissimo tecnicamente, smaliziato e anche rapido ad adattarsi alle rigorose marcature del campionato che allora era il più difficile e rognoso del mondo, il Mancio sarebbe stato uno dei numero 10 più quotati degli anni '80 e '90. Il suo capolavoro sarebbe arrivato nella stagione 1990-91, quando insieme ad Attilio Lombardo e Gianluca Vialli sarebbe stato protagonista della cavalcata trionfale della Sampdoria, che si laureò per la prima volta nella sua storia campione d'Italia. Un trionfo assoluto quello dei blucerchiati capitanati dal giocatore marchigiano. Qualcosa di impensabile in un'epoca nella quale, oltre al Napoli di Diego Armando Maradona, c'era la concorrenza spietata dell'Inter dei tre tedeschi, del Milan degli olandesi e della Juventus che rappresentava sempre una minaccia importante. 

Il secondo posto nella Coppa dei Campioni dell'anno seguente postumo alla bruciante sconfitta in finale contro il Barcellona sarebbe stato duro da digerire per il Mancio, il quale nel 1997 cercò aria nuova a Roma, sponda Lazio, squadra con la quale vinse il suo secondo Scudetto nell'estate del 2000 dopo una splendida rimonta finale sulla Juventus.

 

Foto: Pixabay

 

Diventato allenatore molto giovane, grazie all'influenza e all'aiuto di Sven Goran Eriksson, Mancini avrebbe bruciato le tappe e sarebbe stato importantissimo nella risalita dell'Inter, squadra che con lui da metà degli anni 2000 si sarebbe laureata campione d'Italia per tre anni consecutivi. Campione d'Inghilterra con il Manchester City nel maggio del 2012, il Mancio avrebbe poi errato tra Turchia, Italia e Russia, dove allenò lo Zenit San Pietroburgo, prima di essere richiamato nuovamente in patria per prendere in mano una nazionale italiana disastrata. Adesso al comando di una squadra azzurra con gli attributi giusti, Mancini proverà a fare del suo meglio al prossimo europeo alla guida di una nazionale che ha sempre amato. 

 

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