Va a caccia di continuità la Riviera Samb Volley targata Green Motors Refrigeranti, attesa dalla sesta giornata del campionato regionale femminile di Serie C sul campo della Pallavolo Collemarino. Tra i rinforzi estivi della formazione rossoblu spicca quello di Maria Cristina Riboli (foto Jermann), tornata in Italia dopo un'interessante esperienza all'estero. La numero 13 si confessa riannodando i fili del suo percorso sportivo: "La mia passione per la pallavolo in realtà nasce per gioco. Gioco nel senso che io mi ritrovo, a 6-7 anni, con queste mie amiche - alcune frequentavano già il corso di MiniVolley nella società del paese - e parlando tra una chiacchiera e l'altra, anche tra genitori, questa mia amica Marta mi sollecita: "Dai Mari, vieni e prova, vedrai che ti diverti!" Allora io ho detto: "Beh dai, proviamo." All'inizio ero un po' titubante, anche perchè era un contesto nuovo e avevo un po' di vergogna, però poi ho detto: "Dai, vado." E da lì mi sono completamente innamorata. Comunque, all'inizio non è che entri subito nel "mondo della Pallavolo", però sono entrata in palestra e da lì non ho più fatto un altro sport, se non questo. Molti miei coetanei facevano altre discipline per capire cosa gli piacesse di più, io invece no: non ho mai avuto neanche il pensiero di provare un'altra cosa. Sono entrata quel giorno, ho fatto quella lezione e ho capito che era "lo sport". Mi sono proprio innamorata. Era nella società del paese, che si chiamava Tre Ponti, a Solarolo Rainerio in provincia di Cremona. Quella era anche la società dove mia mamma, da adolescente, aveva giocato e che aveva contribuito a fondare insieme ad altre donne. Quindi diciamo che è partito tutto un po' per gioco, ma poi io mi sono innamorata da subito".
Il racconto prosegue: "Ho giocato fino all'Under 12 in questa società, dove ho imparato le basi. Già lì ero orientata verso il ruolo di palleggiatrice perchè, purtroppo, con la mia statura (1.70), non ero molto alta, nemmeno da bambina, ed ero minuta. Quindi vedevano in me il profilo adatto per quel ruolo, anche se, in base alle esigenze, ho spaziato tanto: ho fatto l'attaccante, ho fatto anche il libero in una partita. Avevo le basi per fare un po' tutto. Finita l'Under 12, mi sposto a Casalmaggiore, dove ai tempi c'era la BCC Casalmaggiore (ad ora esistente), proprio negli anni in cui si affacciava alla Serie A, quindi con molta visibilità. Lì per me era bellissimo anche solo prendere spunto dalle giocatrici che si allenavano prima di noi, oppure andare a vederle giocare al Palazzetto, il PalaRadi a Cremona. Era una realtà molto vicina a me che mi ha dato ancora più passione. Gioco un paio d'anni nella società di Paolo Vecchi, allenata proprio da lui, che mi conferma nel ruolo di palleggiatrice - anche perchè i centimetri non erano aumentati - e lì inizio davvero a crescere nel mio ruolo. Spesso mi allenavo anche con le categorie superiori, perchè in quella società spiccavo un po' di più. Questo mi ha fatto crescere molto in fretta: è stata una fortuna. Lo switch vero che mi ha fatto capire cosa volesse dire fare "veramente" la palleggiatrice, è avvenuto quando, finiti i due anni a Casalmaggiore, decido di provare un provino a Brescia, con la giovanile della Millennium. Riesco ad entrare nel progetto, e lì ho imparato cosa vuol dire tecnica vera, ritmo, preparazione specifica per ruolo. Allenamenti quasi tutti i giorni. I miei genitori sono stati fondamentali, gli sarò sempre grata per i sacrifici: io dovevo fare un'ora di macchina per andare a Brescia, due ore e mezza di allenamento, e un'altra ora per tornare. Uscivo di casa alle tre del pomeriggio e tornavo alle 22:30. Però sono stati due anni formativi al massimo".
Lo stop pandemico e la ripresa: "Poi, quando è scoppiato il Covid, finita la pausa forzata, mi arriva una proposta tramite una persona di riferimento che sapeva che ad Alba cercavano un palleggiatore. Così, a 16-17 anni, vivo la mia prima esperienza fuori casa. Facevo B2 e Under 19. È stato l'anno che mi ha cambiato totalmente, sotto tutti gli aspetti: sia personali che pallavolistici. Sono entrata in un modo ed uscita una giocatrice completamente diversa, strutturata, consapevole. Avevo fatto un lavoro veramente importante, nel senso che umanamente è stato pesante, perchè poi comunque via di casa, quindi ti rendi conto di tante cose che forse dai per scontato, ma invece, quando poi sei da sola, te ne rendi conto. Però è stata l'esperienza dove io sono maturata di più. L'allenatore mi faceva allenare dal lunedì al venerdì, partita il sabato, domenica mattina un'altra partita. Domenica pomeriggio libera. Facevo scuola-Pallavolo, Pallavolo-scuola. È stato l'anno più formativo. Alla fine dell'anno ho capito: "Io adesso posso. So cosa devo ancora migliorare, ma ho gli strumenti per farcela. Ho queste cose nel mio bagaglio, devo imparare ancora questo, questo e questo. I miei limiti li ho, però posso comunque avere una consapevolezza di me molto diversa rispetto a prima". Anche perchè Alba è stata comunque una realtà molto con un passato storico importante, io arrivavo lì da un contesto sempre fatto di Serie D, quindi passare da una Serie D ad una B2, significa essere una giovane che imparava in campo. L'ho visto sicuramente poco in categoria, però è uno switch importante, cioè nel senso che ti alleni con gente che forse faceva la B1 anni prima o comunque con gente che in categoria invece ci rimane da anni, e quindi diciamo mi sono resa conto poi di amarlo alla follia il mio ruolo, esattamente dopo quell'anno. dopo quell'anno mi sono completamente innamorata del mio ruolo e mi sono sempre resa conto che effettivamente quanto è difficile, ma nella difficoltà è veramente meraviglioso cioè, penso che sia uno dei ruoli più proprio più gratificanti, mi dà tanta soddisfazione".
"La passione che mi ha sempre respinto a non mollare mai è anche la mia fortuna, forse è stata dovuta anche da aver tanta determinazione, che mi ha portato poi negli anni a non rinunciare mai al mio sogno a non rinunciare mai in qualunque cui credevo. E la Pallavolo è stata sempre una di quelle cose che mi ha portato a evadere totalmente dalle difficoltà ad avere comunque sempre il bicchiere mezzo pieno, nonostante a volte ti mette delle difficoltà davanti, però sono è sempre stata quella cosa in cui ho credevo e tutt'ora ci credo di più di tutto. Ne ho vissute di esperienze, cioè delle batoste pallavolisticamente parlando, ma non riuscirei mai a vedere la mia vita, anche quando nel momento in cui anche in un futuro mi dovessi immaginare con priorità, senza il Volley. E' più forte di me, è un fuoco dentro. E' il come mi sento viva nel giocare a una partita, nell'alzare un pallone, quella sensazione lì non me la dà nient'altro e quindi diciamo che questo mi ha portato poi a girare tanto. Avere la fortuna di girare tanto e sempre, appoggiata da una figura come una procuratrice che fa un po' le mie veci( perchè io da ragazza giovane, non conosco tante cose che riguardano finanze o robe legali, contratti, non contratti), è importante. Dopo Alba, torno a casa per fare la maturità e gioco una Serie C a Rivalta sul Mincio, nel mantovano, con l'obiettivo di promozione. Lo raggiungiamo e la soddisfazione è immensa. Avevo già detto ai miei che, se fosse capitata un'altra occasione fuori casa, avrei colto l'opportunità, per arricchirmi ancora anto, e coltivavo questo desiderio. Finita la stagione, mi arriva la proposta da Azzurra Volley Academy nelle Marche, un nuovo progetto con ragazze Under 19".
Un altro step: "Primo anno di B2. Faccio un paio di allenamenti e mi vogliono subito, quindi decido di partire subito. Quell'anno gioco tanto e ho molta visibilità. Mi nota l'allenatore italiano che stava costruendo un nuovo progetto in Svizzera, con il Bellinzona Volley, con l'obiettivo di formare una rosa giovane, futura, prevalentemente autoctona. L'esperienza in un campionato straniero mi attirava, quindi accetto e vado a giocare lì: due stagioni in Svizzera. In Svizzera arrivo come straniera, quindi con molte aspettative su di me. La pressione era tanta, soprattutto perchè la società investiva molto e si aspettava risultati. Il mio allenatore, Luciano Lisanti è stato fondamentale per la mia crescita tecnica e mentale. Il primo anno andiamo oltre le aspettative: obiettivo salvezza, ma arriviamo seconde e facciamo i playoff. Una squadra bellissima, meritavamo molto, potevamo anche salire. Il secondo anno invece, nonostante l'obiettivo play-off fosse ancora presente, c'erano state molte modifiche di squadra, che non hanno portato un benessere generale tale da esprimersi al meglio come squadra. Uscimmo al primo turno, ma comunque una bella soddisfazione. Quell'esperienza mi ha arricchito tantissimo, infatti auguro sempre agli altri di farla. Giocare contro ragazze americane, belghe, brasiliane, polacche... ti fa capire quanto sia ampio il mondo della Pallavolo. Cambi il paese, cambia anche la mentalità di approccio a determinate cose. Lo sport li più ambito è l'Hockey, quindi capisci che gli altri sport che hanno un primo e secondo piano, come in Italia, il calcio, però anche la Pallavolo ha raggiunto un livello tecnico alto, cosa che invece in Svizzera è un misto, perchè dipende un po' dalla società quanto ci vuole investire. Personalmente è stata un'esperienza che mi ha arricchito tanto e mi ha fatto proprio rivivere i momenti".
Un'esperienza trasversale: "Ho vissuto momenti bellissimi e anche difficoltà che pensavo di aver superato. Ho capito il mio punto di forza e dove dovevo ripartire. Ho capito da dove dovevo ripartire, quindi sono stati due stagioni molto diverse diverse. Una tanto positiva l'altra meno positiva meno posi è stata proprio come una montagna russa che mi ha portato però a uscire e avere delle consapevolezze di me e degli altri molto differente, molto più matura grande è aperto. Infatti, anche nel mio mondo, ho scoperto la passione per l'allenamento. Mi è stata data l'opportunità di aiutare una coach lì in Svizzera, e ho lavorato con l'Under 12, bambine di 9-10 anni, piccoline ma con una passione assurda. È stato emozionante, ho scoperto che mi piace molto anche allenare in un futuro, mai dire mai. E quando a fine anno mi hanno salutato in lacrime, mi ha molto gratificato, e da lì ho capito che anche la persona che sei e che trasmettere qualcosa è importante quanto giocare. E lì ho capito che anche l'essere comuni, quello fa, sì, secondo me, anche che poi una sia una giocatrice grande anche in campo".
Agli impegni in campo non sono mai mancati quelli sui libri: "Ho vissuto esperienze bellissime, di cui sono grata, perchè non tutti possono. Alle superiori, conciliare studio e Pallavolo è stato impegnativo, specie quando andavo a Brescia. Mi è capitato di studiare in macchina, la sera tardi, ma cercavo sempre di organizzarmi bene per non accumulare troppo, e soprattutto non sacrificare il sonno, che per una giocatrice è fondamentale. Per anni ho rinunciato alle uscite, perchè la priorità era scuola e Pallavolo. Solo intorno ai 17-18 anni ho iniziato a capire che anche il tempo libero è importante, e a interessarmi anche alla vita privata. Con la maturità, ho cominciato a gestire meglio i momenti di svago, pur restando molto organizzata. Ho iniziato l'Università l'anno in cui sono andata nelle Marche, in B2, e ho scelto di farla online, sapevo che mi sarei potuta spostare ancora. Studio Economia Aziendale, sono all'ultimo anno, è impegnativo perchè è sempre impegnativo, ma l'Università online ti permette di organizzarti in base anche ai tuoi impegni extra scolastici, ti dà l'opportunità di guardare le lezioni quando tu hai tempo, non hai delle scadenze, le date degli esami le scegli in base a quello che devi fare, riesci ad incastrare e organizzarti. Quindi non è stato per me un particolare problema, ma lo è stato comunque un po'. Quest'anno sono a San Benedetto, alleno anche qui, quindi a volte incastrare proprio tutti gli impegni un po' difficile, o comunque sacrifichi un po' di studio e in caso ci metti un mese in più. In questo momento io sono venuta qui per un motivo ben preciso, quindi organizzazione, costanza e un po' di sacrificio ci vogliono, tipo a volte rinunciare a una cosa che ti potrebbe piacere, ma se devi portarla a termine, è giusto che comunque procedi con lo studio. Se no andresti poi a rimandare e rimandare. Poi io da giocatrice e anche da studente, consiglio però di viversi sempre l'esperienza scolastica serenamente, ma come anche tutti i contesti in cui tu vivi, perchè se non si è sereni, non si riesce neanche poi a portare a termine una determinata situazione. Anche il fatto di a volte avere un giorno di svago dallo studio è lecito, io sono quella pro a queste cose, è anche giusto staccare un'ora due ore, può essere che poi la concentrazione ti viene anche a mancare, se non ti concedi quel minuto che hai, di cui hai bisogno per un attimo riposarti. Per me comunque, questo binomio è una fortuna".
Tra le tante esperienze fatte, ne rimangono alcune cerchiate in rosso nelle storie in evidenza: "Il ricordo proprio più importante, più significativo - che se ci ripenso mi fa ancora scaturire delle belle emozioni - è la promozione dalla Serie C alla B2 l'anno in cui avevo 18 anni. Perchè lì è stato proprio come incoronare un obiettivo di squadra, ma anche un obiettivo personale, una rivincita su me stessa, un riscatto personale. Un altro ricordo molto significativo è stato giocare una partita in Svizzera contro il Volley Franches-Montagnes, una squadra che aveva l'intento di salire in Serie A. Era prima di Natale, nella mia prima stagione all'estero. Abbiamo fatto una partita contro gente che aveva giocato anche in Serie A: una gara di altissimo livello, tra prime e seconde in classifica. Penso sia stata una delle sfide più belle della mia vita, pur perdendola al tie-break. Quelle sensazioni, il voler stare insieme, il voler provare a vincere insieme, il modo in cui abbiamo lottato... mi è rimasto davvero nel cuore e ho un ricordo molto nitido. Qualcosa che rifarei da capo? Senza dubbio, è la prima esperienza fuori casa, così come le altre, perchè mi hanno formato sia personalmente che pallavolisticamente, ma proprio tanto. Rifarei la prima esperienza via di casa, anche se emotivamente è stata molto difficile, mi ha fatto crescere. Non sarei quella che sono oggi senza quelle esperienze: senza quella testa, senza quei requisiti e senza ciò che ho sulle spalle. Cosa non rifarei? In realtà, rifarei tutto, perché credo che se mi sono comportata così, un motivo c'era. Forse, se proprio dovessi cambiare qualcosa, non asseconderei certi comportamenti di alcune persone nel mio percorso, persone che mettevano i bastoni tra le ruote o che mi hanno fatto vivere delle dinamiche brutte. Sarei più incisiva, affronterei certe situazioni con più fermezza. Non mi annullerei per essere disponibile o per "essere buona" con tutti. Avrei agito con più consapevolezza di me stessa, più sicurezza".
Diversi i legami cementati sul campo e gli esempi interiorizzati: "Dal punto di vista tecnico mi ha tanto impressionato Laura Bissig, il libero che ho avuto in Svizzera. È una ragazza del 2005 con cui ho anche oggi un grandissimo rapporto d'amicizia. Mi sono innamorata del suo approccio al lavoro, dell'impegno che ci mette, della sua tecnica. È una macchina da guerra. Lei non se ne rende conto, ma l'ho sempre detto. Giocare insieme a lei mi ha fatto innamorare di nuovo di questo sport. Ogni esercizio con lei mi faceva dire: "Ho capito perchè ho iniziato a giocare a Pallavolo". Un'altra che mi ha stimolato tanto giocandoci contro è stata una palleggiatrice del 2007, fisica, della Volley Academy svizzera-tedesca. Aveva un gioco di una velocità incredibile, ogni volta che la guardavo ne restavo estasiata. Quest'anno, invece, penso che una compagna che mi darà tanto sarà il capitano Teresa Ferrara. Lei ha giocato in A1 anni fa, è stata in contesti di categorie alte, e oggi ho l'onore di giocarci insieme. Penso che Terry sarà una di quelle giocatrici che ti insegnano molto, come se fosse una terza allenatrice in campo. Un onore giocarci insieme".
Lo sguardo si concentra di nuovo sul presente: "Negli ultimi anni il mio desiderio è stato quello di spingere di più per rimanere in una categoria alta, e quindi ambire a un campionato più elevato. Il mio sogno personale è continuare a crescere, migliorarmi e raggiungere quei livelli. Obiettivi di squadra? Quest'anno sono venuta a giocare in Serie C, a San Benedetto del Tronto, per dare un contributo alla società e lavorare in un contesto sereno, dove si lavora tanto, ma con passione. Il mio obiettivo è arrivare in alto in classifica e puntare a qualcosa di buono. Parlare di promozione ora è prematuro, perchè il campionato è appena iniziato, ma vogliamo creare le basi per ambire a risultati importanti. L'obiettivo collettivo è costruire un gruppo solido, in cui giovani ed esperte possano fare bene insieme, toglierci delle soddisfazioni e meritarci ogni piccolo traguardo, come gruppo, come ragazze giovani e come esperte quali siamo". Un vulcano di emozioni, energia e valori umani e tecnici: Maria Cristina Riboli è pronta a vivere a 360° un'altra tappa del suo viaggio tra sogni e realtà.
Davide Maddaluno
Commenti
Vuoi commentare questa notizia ?
login registrati